Chi Siamo

RiminiForMutoko è un’associazione sportiva e oggi anche un’associazione di Volontariato, iscritta nel registro delle “ONLUS”. Nasce da un’idea di Giorgio Casadei nel 2001 che si inventa un torneo di beach tennis per aiutare chi è più in difficoltà, da allora il piccolo torneo con poche decine di partecipanti si è allargato fino a coinvolgere diverse centinaia di atleti, di conseguenza anche l’organizzazione si è ampliata. Attualmente siamo alcune famiglie di amici volontari che organizzano il grande torneo di beach tennis estivo e tanti altri eventi durante l’anno, come tornei di burraco, concerti, cene, camminate, corsi e tornei di beach tennis invernali, il progetto “Altro Beach Tennis” con ragazzi diversamente abili e tanto altro, il cui ricavato viene interamente devoluto in beneficenza.

L’organizzazione

L’organizzazione del torneo è fatta da un gruppo di amici, inizialmente solo 3 e poi cresciuto fino a 10 persone, che si occupa delle autorizzazioni all’occupazione della spiaggia e all’esposizione di striscioni, della logistica (montaggio e smontaggio) del torneo, della programmazione di questo sito e degli strumenti informatici per la preparazione e gestione del torneo ma soprattutto a convogliare le possibilità di aiuto offerte verso uno scopo umanitario e civile.

In quest’ottica non sono importanti i nostri nomi, non è importante il tempo che dedichiamo ad un gioco; quello che conta è riuscire a raccogliere quanto più interesse possibile verso una causa imprescindibile.

For Mutoko

Mutoko è in Zimbabwe.

Lo Zimbabwe sta attraversando la peggiore crisi umanitaria dai tempi della sua indipendenza, ottenuta nel 1965 (fino ad allora il paese era l’ex colonia britannica della Rhodesia, retta da un regime razzista che praticava l’apartheid, come il confinante Sudafrica).

Attualmente è qui che si registra il più drastico aumento della mortalità infantile al mondo: quasi il 50% di decessi annui in più rispetto ai livelli dei primi anni Novanta.

Le radici della crisi odierna, che negli ultimi anni ha assunto a più riprese i contorni inquietanti della carestia, sono da ritrovarsi in una vasta serie di cause:

  • l’epidemia di HIV-AIDS: il tasso di diffusione del virus nella popolazione adulta è il quarto più alto al mondo
  • il declino economico: il tasso annuale di inflazione ha toccato a luglio 2008 il livello record di 231 milioni per cento; la grave crisi economica determina la scarsità di prodotti alimentari, carburante e di tutti i beni di prima necessità; i prezzi di beni e servizi registrano rincari su base quotidiana; l’economia ha subito una contrazione di circa il 50% negli ultimi 10 anni in tutti i settori; il tasso di disoccupazione è vicino all’80%. Secondo uno studio condotto dalle Nazioni Unite, ci vorranno 12 anni per riportare lo Zimbabwe ai livelli raggiunti nei primi anni 90, quando era ancora “ il granaio dell’ Africa”
  • una sfortunata successione di eventi naturali: siccità, inondazioni e da ultimo un epidemia di colera che sta martoriando il paese africano, con più di 70.000 casi di contagio e oltre 3.300 decessi registrati nel 2008
  • il regime autocratico del presidente Robert Mugabe, le cui improvvide riforme sociali hanno acuito le tensioni interne e allontanato gli investitori stranieri.

Uno Stato che ancora pochi anni fa era un modello di dinamismo economico per l’intera Africa, è oggi afflitto da una contrazione tale da innescare il degrado dei più elementari servizi sociali. Il tasso di abbandono scolastico si è impennato, il Governo non finanzia più le vaccinazioni, la malnutrizione cronica riguarda un bambino ogni quattro, la malaria è oramai fuori controllo.

A pagare il prezzo più alto sono le fasce sociali maggiormente vulnerabili, primi fra tutti i bambini delle famiglie più povere e soprattutto i tantissimi – un quinto della popolazione infantile nazionale – resi orfani di uno o entrambi i genitori dall’AIDS.
Nel giovanissimo Zimbabwe (il 60% della popolazione è composta da bambini e ragazzi), è indispensabile un’azione immediata per impedire che il futuro di una intera generazione venga irrimediabilmente pregiudicato.